ALKAN

Music for organ or pedal-piano

Kevin Bowyer all’organo Henry Willis della cattedrale di Salisbury

Nimbus Records NI 5089

Abbiamo già recensito un CD registrato sul portentoso organo Henry “Father” Willis della cattedrale di Salisbury, ma questa volta il motivo che ci spinge a ritornare su questo strumento è il CD inciso dal virtuoso Kevin Bowyer dedicato a musiche di Charles-Valentin Mohrange detto Alkan (dal cognome della madre), nato a Parigi il 30 novembre 1813 e ivi scomparso il 29 marzo 1888.

Alkan fu una figura importantissima nell’universo musicale francese (e non solo) della seconda metà dell’800 ma la sua musica, improntata al virtuosismo più arduo e alle difficoltà più impervie, non ebbe molta fortuna a causa dell’esiguo numero di esecutori in grado di suonarla correttamente e di darle il giusto pathos che difficilmente viene fuori a chi è dotato della sola tecnica eccezionale per suonarla. In altre parole, la musica di Alkan è difficilissima e la sua difficoltà rende ardua ancor di più l’interpretazione romantica corretta di essa. Né facilitò la sua diffusione l’origine ebraica dell’Autore, in un’epoca di antisemitismo strisciante che culminò nel celebre Affaire Dreyfuss.

Per di più, Alkan fu virtuoso anche di organo e di pianoforte con pedaliera (strumento oggi rarissimo ma che ebbe una relativa fortuna all’epoca), ovviamente scrivendo musica per tali strumenti altrettanto difficile e di impervia interpretazione.

Attorno a lui si creò una vera e propria leggenda: si esibiva raramente e non amava particolarmente farlo in pubblico preferendo piuttosto i salotti più “in” di Parigi; non amava i suoi ritratti ed esistono pochissime immagini in cui mostra il proprio volto (anche sulla copertina di questo CD c’è una sua foto di spalle). Si diceva forse non troppo a torto che fosse un po’ misantropo ed egocentrico e che su tutto il resto preferiva immergersi nella scrittura della sua difficilissima musica.

Oggi viene considerato precursore di un altro amante del virtuosismo: Kaikhosru Shapurji Sorabji, nato Leon Dudley Sorabji (Chingford, 14 agosto 1892 – Winfrith Newburgh, 15 ottobre 1988), che scrisse musica esclusivamente difficilissima e che visse praticamente recluso dedicandosi integralmente alla composizione (fra le sue opere vanno ricordate le 4 sinfonie per organo di cui la prima dura due ore,  le altre oltre quattro!).

Ho citato non a caso Sorabji poiché il nostro interprete ebbe la fortuna di essere suo allievo per qualche tempo (non è nemmeno il caso di soffermarsi che Sorabji, come pure Alkan, ebbe pochissimi allievi) e di recente ha curato la pubblicazione di molti suoi manoscritti, fra cui pure le sinfonie per organo (di cui ha anche inciso l’integrale, per chi abbia abbastanza fegato e pazienza di ascoltare quella musica per ore).

Tornando ad Alkan, precisiamo che l’esecuzione sull’organo o sul pedalpiano dei brani incisi è autografa, l’autore non ha escluso nessuno dei due strumenti -tranne che per l’ultimo brano, scritto espressamente per pedalpiano- per cui sarebbe una autentica fortuna trovare un CD di pedalpiano per fare un confronto, ma purtroppo oggi i  pedalpianisti sono pochissimi e spesso si tratta di organisti che di tanto in tanto suonano il pedalpiano in rare occasioni e si guardano bene, spesso e volentieri, dal suonare musica di Alkan.

Considerando tutto quanto detto sopra, i suoi colleghi musicisti si divisero in due fazioni: chi l’amava (fra cui César Franck che gli dedicò il Grande Pezzo Sinfonico per grande organo) e chi lo detestava, senza vie di mezzo, ma tutto ciò non fatichiamo a crederlo non lo toccava minimamente.

Il CD si apre con le Tredici Preghiere opera 64 del 1860 il cui carattere è decisamente Ebraico ma la cui presentazione dell’edizione è in Gallico (e questo a riprova dell’immensa cultura che Alkan possedeva oltre alle notevoli doti musicali), prosegue con gli Otto Piccoli Preludi su le otto gamme del cantus firmus e si chiude con il monumentale Improvviso sul canto Luterano “Salda rocca è il nostro Dio” opera 69, in trascrizioine per organo (per ovviare alla minore estensione delle tastiere) effettuata dallo stesso interprete.

Il CD è corredato di uno scarno libretto nella sola lingua inglese essendo destinato al mercato interno ed è corredato da una foto del Pedalpiano di Alkan; non c’è la disposizione fonica dell’organo né sue fotografie e questo è un vero peccato.

L’interpretazione dei brani è a dir poco eccezionale, Bowyer, nato nel 1961 ha inciso questo CD nel 1988 e, nonostante la giovane età che aveva, dimostra una notevole maturità interpretativa tanto da non sembrare vero che riesca ad aggiungere un notevole pathos romantico alla tecnica trascendentale necessaria all’esecuzione corretta, che già sarebbe tanto. L’organo si dimostra all’altezza per timbri, potenza sonora e caratteristiche dei singoli registri.

In conclusione, consiglio questo disco a tutti gli appassionati di organo innanzitutto per l’organo di Salisbury utilizzato, per la rarità della musica di Alkan che vi è incisa e per le doti di interprete di Kevin Bowyer che dal 1988 in poi ha avuto una brillantissima carriera di concertista e di incisore di dischi di brani di indubbia difficoltà.

Marzo 2022

Graziano Fronzuto

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